Non c’è niente a distinguere i ricordi degli altri momenti: solo più tardi si faranno riconoscere, per via delle cicatrici.
Ci avevano resi partecipi di quella follia perché non potevamo che ripercorrere i loro passi, ripensare i loro pensieri, per accorgerci che non uno conduceva a noi. […] E abbiamo dovuto imbrattarci il muso nelle loro ultime tracce, ormai fangose sul pavimento, bauli calciati via, respirare per sempre l’aria delle stanze dove si sono uccise. In fondo non contava quanti anni avessero, o che fossero delle ragazze, ma solo il fatto che le avevamo amate e che loro non avevano udito il nostro richiamo; non ci odono neanche adesso che siamo quassù, nella casa sull’albero, con i capelli radi e un po’ di pancia, e le chiamiamo perché escano dalle stanze in cui sono entrate per trovare la solitudine eterna, la solitudine del suicidio, che è più profondo della morte, le stanze dove non troveremo mai i pezzi per rimetterle insieme.
Jeffrey Eugenides, Le Vergini Suicide
Io posso vivere sola, se il rispetto che mi devo e le circostanze lo richiedono. Non ho bisogno di vendere la mia anima per comprare la felicità. Ho un tesoro interiore che è nato con me e che mi può tenere in vita se ogni piacere esteriore deve essermi negato e offerto solo a un prezzo che non sono disposta a pagare.
Charlotte Brontë, Jane Eyre





